Terre inesplorate.
Che il viaggio abbia inizio. Affronteremo la nuova frontiera. Apro la porta al nuovo. Sono disposto a fare cambiare la mia personalità ed intraprenderò il viaggio.
Il viaggio che non ha meta, il viaggio che, a dire il vero, prevede che il viaggiatore non si muova, ma svanisca. Scompaia nell’unità , nell’individuazione “junghiana”.
Ognuno ha la responsabilità del mondo che abita. Sè stesso. L’unica cosa da fare è armarsi e partire.
Il lavoro è molto pericoloso e complicato, ma fa pisciare sotto dal ridere. Intanto ci si deve spostare da ciò che si pensa di noi stessi a quello che noi stessi veramente siamo. Quindi c’è una prima fase di osservazione scientifica di noi stessi che è piena di rischi e contraddizioni. Quando poi si scopre che non siamo ciò che pensiamo di essere, allora decidiamo di andare a parlare con il nostro ignoto inconscio. Altra bella storia. L’inconscio non parla. Spara.
Poi, infine, si tenta il dialogo fra le parti conscie ed inconscie, tentando di limitare le differenze di visione fra i due. Nel frattempo la vita va avanti e non aspetta. L’ambiente cambia e muta le circostanze. E’ sempre l’inconscio che ci parla attraverso il mondo. Perciò introiettiamo tutto il mondo nel nostro piccolo mondo conscio e continuiamo ad armonizzare.
Poi ci si ricorda che il vero piacere conscio sta nel comunicare, nello stare in compagnia, nel ridere e allora si cerca a fatica fi far rientrare tutto in’unica visione.
Il bello è che ci si riesce. E ora che ho aperto la porta devo solo uscire.
CIAO.
nuxer @ Settembre 8, 2008